Il Tour de France torna al centro dell’attenzione, questa volta non per quanto accade in gara, ma per le modalità dei controlli antidoping. Nelle ultime ore si è infatti aperto un acceso dibattito dopo che Tadej Pogačar e Jonas Vingegaard sono stati sottoposti a controlli nel cuore della notte.
Secondo quanto emerso, nella notte tra sabato e domenica Vingegaard sarebbe stato svegliato intorno alle 2, mentre Pogačar intorno alle 5 del mattino per effettuare i test antidoping. Una scelta che ha immediatamente fatto discutere, considerando che il gruppo era impegnato in una delle fasi più dure della Grande Boucle, dove il recupero e la qualità del sonno rappresentano fattori determinanti per prestazione e sicurezza.
Ad alimentare ulteriormente le polemiche è arrivata la caduta di Vingegaard nella tappa di domenica, conclusasi con il ritiro del danese. Sebbene non esista alcun collegamento dimostrato tra i controlli notturni e l’incidente, in molti hanno ipotizzato che le poche ore di sonno possano aver inciso sulle condizioni del corridore.
Di fronte alle critiche, l’International Testing Agency (ITA) ha difeso il proprio operato, spiegando che “i controlli efficaci devono, in circostanze limitate e giustificate, poter essere effettuati al di fuori del normale orario diurno”.
Secondo quanto ricostruito da L’Équipe, i controlli sarebbero stati autorizzati da un giudice, come previsto dalla normativa quando vengono effettuati tra le 23 e le 5 del mattino. L’autorizzazione sarebbe stata concessa sulla base della presenza di “sospetti seri e fondati”, sebbene non siano stati resi pubblici ulteriori dettagli.
Nel frattempo, durante il giorno di riposo anche altri corridori sono stati sottoposti ai controlli antidoping, ma in una fascia oraria decisamente meno invasiva, intorno alle 22.
A intervenire sulla vicenda è stato anche il CPA (Cyclistes Professionnels Associés), il sindacato dei corridori professionisti, che ha diffuso un comunicato in cui ribadisce il proprio pieno sostegno alla lotta contro il doping, ma invita a rivedere le modalità con cui vengono effettuati i controlli.
Secondo il CPA, interrompere il riposo degli atleti nel cuore della notte merita una riflessione seria. Il sindacato sottolinea come gli stessi obiettivi del Codice Mondiale Antidoping siano quelli di tutelare non solo l’equità sportiva, ma anche la salute degli atleti. In una corsa estremamente impegnativa come il Tour de France, privare i corridori del sonno rischierebbe di compromettere il recupero fisico, entrando in contrasto con questi principi.
Nel comunicato, il CPA evidenzia inoltre che il ciclismo investe già circa 10 milioni di euro all’anno nei controlli antidoping attraverso l’ITA, mentre ritiene sarebbe opportuno destinare maggiori risorse alla ricerca scientifica e allo sviluppo di nuove tecnologie di rilevazione, piuttosto che aumentare il ricorso a controlli particolarmente invasivi.
La posizione del sindacato non mette in discussione la necessità dei controlli, ma chiede una lotta al doping sempre più efficace, mirata e rispettosa dei diritti e della salute degli atleti. Il documento si conclude con un messaggio chiaro: “Una lotta efficace contro il doping è indispensabile. Una lotta intelligente contro il doping lo è altrettanto.”
AGGIORNAMENTO – Ancora test antidoping fuori gara al Tour de France. In serata, tra lunedì e martedì, controllate anche la Red Bull-Bora di Remco Evenepoel e la Decathlon CMA CGM di Paul Seixas e la Groupama-FDJ. Le squadre hanno ricevuto la visita degli ispettori dell’International Testing Agency (Ita) al termine della giornata di riposo.
