L’Italia vola sul podio del salto triplo ai Mondiali di Tokyo con una fantastica medaglia d’argento. A vincerla è uno strepitoso Andrea Dallavalle che atterra al record personale di 17,64 (+1.5) all’ultimo salto, per balzare in testa alla classifica dopo essere stato quarto da metà gara in poi, prima di vedersi superare dal decisivo 17,91 (+0.5) del fuoriclasse portoghese Pedro Pichardo. Terzo posto per il cubano Lazaro Martinez a 17,49 (0.0), sesto invece l’altro azzurro Andy Diaz, bronzo olimpico nella scorsa stagione, con 17,19 (+0.6). È la sesta medaglia dell’Italia a Tokyo con un oro, tre argenti e due bronzi pareggiando il massimo storico di Goteborg 1995 (due ori, due argenti e due bronzi in quel caso) quando mancano ancora due giornate. Per il 25enne piacentino Dallavalle, argento europeo a Monaco di Baviera nel 2022, arriva la gioia del podio mondiale con un gran progresso (17,36 era il personale indoor di questa stagione, 17,35 all’aperto quattro anni fa) in una finale vibrante che lo vede migliorarsi nel momento clou e in un anno difficile, senza gare all’aperto prima di Tokyo per l’infiammazione al ginocchio sinistro dopo aver conquistato il bronzo agli Europei indoor. Sensazionale la serie dell’azzurro con cinque salti sopra i 17 metri: 17,00 (-0.6), 16,93 (0.0), 17,24 (+0.7), 17,06 (-0.9), 17,15 (-0.3), 17,64 (+1.5). Il portacolori delle Fiamme Gialle raggiunge così la medaglia iridata che gli era sfuggita per sei centimetri nel 2022 con il quarto posto di Eugene, diventa il secondo italiano di sempre all’aperto e il quarto in totale considerando anche le gare al coperto. È anche la prima volta di un podio azzurro nel triplo maschile ai Mondiali outdoor. Negli 800 metri eliminata Eloisa Coiro che si piazza terza nella prima delle tre semifinali, la meno veloce, con 1:59.19. Dopo le prime quattro gare dell’eptathlon, diciassettesima Sveva Gerevini con 3650 punti.
“HO DATO TUTTO!” – “Qualcosa di inimmaginabile!”, esclama Andrea Dallavalle. “In quel salto c’era tutto il lavoro e anche tutte le batoste degli ultimi anni. Ho dato tutto, ho fatto ‘all-in’ e questo mi ha premiato. Non mi ero reso conto di quanto fosse lungo il salto, quando ho visto di essere al primo posto mi sono detto: c’è qualcosa che non va, hanno sbagliato a misurare oppure ho fatto qualcosa di grande… per fortuna era la seconda! Poi ho sperato fino alla fine, ho pensato che forse ce l’avevo fatta, ma sapevo che Pichardo ha sempre una cartuccia pronta e purtroppo è stato così, comunque qualcosa di incredibile”. “Non mollo facilmente nonostante gli infortuni – prosegue – e sono molto determinato, finalmente ho potuto dimostrarlo perché non sempre sono arrivato alle gare nella migliore condizione, stavolta invece sapevo di star bene e dovevo meritarmelo. Anche stavolta le mutande di Diabolik hanno portato bene. Mi sono trovato il tennista Matteo Berrettini che mi faceva i complimenti dalla tribuna e allora sono andato a salutarlo, a stringergli la mano: è stato bello, emozionante, che un campione così mi facesse i complimenti. Adesso dovranno preoccuparsi anche di me in pedana, ma io non cambio, rimango il ragazzo di sempre e penso che questo non me lo toglierà mai nessuno”.
CHE SALTO – Per qualche minuto sogna la medaglia d’oro Andrea Dallavalle che aveva rischiato di rimanere ai piedi del podio, quarto per un solo centimetro. Il clamoroso hop-step-jump a 17,64 lo porta in cima al mondo fino all’ultimissimo salto della gara con cui Pedro Pichardo, campione olimpico proprio a Tokyo nel 2021 e iridato nel 2022, decolla a 17,91. Ma l’exploit dell’azzurro nella capitale giapponese, sulla stessa pedana dove quattro anni fa si era piazzato nono ai Giochi, è la gara della consacrazione a livello mondiale per un talento che colleziona medaglie fin dalle categorie giovanili: campione europeo U23 nel 2021 dopo il bronzo del 2019, argento europeo U20 nel 2017 e in precedenza anche U18 nel 2016, sempre guidato dal tecnico Ennio Buttò. Nelle scorse due stagioni è stato frenato da una distorsione alla caviglia destra, poi quest’anno poche gare ma davvero buone: il personale di 17,36 agli Assoluti indoor di Ancona, il bronzo agli Europei indoor di Apeldoorn con 17,19, lo stop per il problema al ginocchio prima del formidabile argento mondiale di Tokyo. Meglio di lui nella storia azzurra Andy Diaz (17,80), Fabrizio Donato (17,73) e Daniele Greco (17,70), tutti risultati ottenuti in sala. All’aperto davanti c’è soltanto Diaz con 17,75. Tra le medaglie mondiali, da ricordare l’oro indoor di Paolo Camossi nel 2001.
LA GARA – Il primo salto è nullo per Andy Diaz che prosegue senza staccare, dopo essersi accorto di non aver trovato la giusta rincorsa, mentre Andrea Dallavalle si inserisce al terzo posto con 17,00 (-0.6) lasciando undici centimetri allo stacco, dietro al cubano Lazaro Martinez (17,16/-0.2) e al portoghese Pedro Pichardo (17,07/-0.5) prima del 17,25 (+0.4) ottenuto in apertura dall’algerino Yasser Triki. Balza in testa Pichardo con 17,55 (0.0) al secondo tentativo, poi Diaz non chiude il salto e atterra in piedi a 16,35 (-0.2), il giamaicano Jordan Scott fa 17,19 (-0.4): Dallavalle è quinto, Diaz decimo, il cubano Martinez cresce a 17,49 (0.0) per l’argento provvisorio. Terzo turno: Diaz riesce a piazzare un 17,19 (+0.6) e risale al quarto posto (10,9 cm all’asse di battuta), Scott lo sorpassa per la seconda miglior misura di 16,94 (+0.2), ma c’è da applaudire il 17,24 (+0.7) di Dallavalle a un solo centimetro dal bronzo, con una pedana praticamente perfetta (1,9 cm). Al quarto round Diaz, condizionato in questa stagione dalla pubalgia, non va oltre 16,93 (+1.2) e si tocca l’inguine, al quinto non riesce a saltare. Ci prova Dallavalle con 17,15 (-0.3) perdendo 14 cm in pedana dopo aver tagliato troppo il passo, Scott consolida il quinto posto con 17,21 (0.0). È l’ultimo appello: Diaz 16,81 (+0.5) prima dei fuochi d’artificio che chiudono lo show.
