Ciclismo, il modello Swatt Club: dal blog all’ASD. Filippo Conca ribalta il movimento italiano

Filippo Conca ha conquistato il Campionato Italiano su strada a Gorizia con una prestazione monumentale: quasi 230 km a una media di oltre 43 km/h, gestendo la corsa con freddezza, forza e una volata finale da oltre 1300 watt. Ex professionista rimasto senza contratto, Conca ha trovato nello Swatt Club una nuova casa e una seconda occasione, trasformando la delusione in rinascita sportiva. Negli ultimi due giri sul circuito di San Floriano ha risposto con grinta agli attacchi di Covi e Baroncini, prima di esplodere in un finale che lo ha incoronato campione d’Italia. Un successo che ribalta il movimento italiano (mettendo in discussione anche l’organizzazione mondiale delle gare) e invita i vertici federali e dell’Unione Ciclistica Internazionale a rivedere i meccanismi che portano atleti talentuosi ai margini del circuito che conta.

Dietro questo successo c’è lo Swatt Club: nato nel 2013 in una cabinovia come blog tra amici e diventato nel 2017 una ASD con una visione precisa, alternativa e rivoluzionaria. Niente sponsor invadenti, niente premi per vincere gare locali: solo agonismo puro, spirito collettivo e una missione chiara — offrire un futuro a chi il ciclismo professionistico ha lasciato indietro troppo presto. Con un progetto Élite lanciato nel 2024, lo Swatt Club ingaggia e supporta atleti considerati “vecchi” o “fuori mercato”, restituendo loro motivazioni, materiale tecnico di altissimo livello e un calendario internazionale di gare critiche, su strada e gravel, spesso aperte anche a team alternativi.

Con il supporto di partner come Giant, Shimano, Cadex, Lazer, Pirelli e Maurten, i loro atleti partecipano a criterium ad alto tasso spettacolare, gare UCI minori, competizioni gravel e appuntamenti su strada anche all’estero, sempre con una maglia immacolata che non distingue tra professionisti ed amatori. Tutti Swatt, tutti parte di un movimento che è diventato un punto di riferimento culturale per chi crede ancora nel ciclismo vissuto con il cuore e con il sangue in gola. Conca è solo il primo mattoncino visibile di un sogno più grande: riportare l’agonismo al centro della vita, dentro e fuori dalle corse.