L’ultimo saluto a Paolo Rossi, eroe dei Mondiali del 1982

Paolo Rossi, eroe dei Mondiali di calcio del 1982, è morto all’età di 64 anni nella notte tra mercoledì e giovedì. Il capocannoniere di Spagna ’82 e Pallone d’Oro aveva un male incurabile. Nel giorno dei funerali di Paolo Rossi, il Presidente della Figc Gabriele Gravina affida il ricordo di una delle più grandi icone del calcio italiano ad una lettera aperta.

La lettera aperta di Gabriele Gravina:

È come se Paolo Rossi si fosse portato via il pallone. E con lui, pure, un pezzo d’Italia. Quella messa in circolo davanti al televisore per le partite della Nazionale, quella che le emozioni non le condivideva sui social, ma con gli abbracci dopo ogni suo gol. L’Italia in finestra, quella popolare e con la bandiera a sventolare fuori dai finestrini e i clacson a raccontare la felicità per quelle vittorie – una dopo l’altra – passate alla storia.

È come se Paolo Rossi si fosse portato via l’estate.
Degli amori e delle pallonate, delle tovaglie a quadri delle nonne e delle corse a casa per vedere quelle partite che iniziavano nel primo pomeriggio e che, per certi aspetti, non sono mai finite. Perché nessuno, mai, le dimenticherà. Come gli occhi, lucidi, del parente o dell’amico che avevi accanto il giorno che Pablito gliene fece tre al Brasile e la R di replay lampeggiava sullo schermo al ritmo del cuore di milioni di telespettatori, persone, italiani.

È come se Paolo Rossi si fosse portato via gli anni Ottanta.
Di televisori in bianco e in nero, mangianastri, robot, borselli e vacanze lunghe vissute tutti insieme sotto lo stesso ombrellone, in modo corale come quel mondiale: il Mondiale. Di pareggi, critiche e rinascita. Di classe e marcature a uomo, palleggio e contropiede, gregari e protagonisti assoluti, autentici. L’Italia di Gaetano Scirea, Dino Zoff e tutti gli altri. L’Italia di Sandro Pertini che si alza in piedi e chi se ne frega della forma, gol! L’Italia senza stereotipi e che non è scritto da nessuna parte che i sogni debbano per forza andare in fumo. Se non quello della pipa di un allenatore, solo apparentemente con il broncio, ma con la squadra tutta dalla sua parte.

Paolo Rossi – improvvisamente come uno dei suoi gol – s’è portato via tutto questo.
Ma nella fretta, perché i veri cannonieri le cose le fanno sempre molto rapidamente, una cosa se l’è dimenticata, ce l’ha lasciata: la memoria. Di quell’estate azzurra, così fantastica grazie ai gol di uomo semplice che ricorderemo – per sempre – con le braccia al cielo, il sorriso sulle labbra e il tricolore sul cuore.

Paolo Rossi! Paolo Rossi! Paolo Rossi!”

Nella sua carriera Paolo Rossi ha militato anche nel Lanerossi Vicenza (dal 1976 al 1979). Di seguito le parole di Renzo Rosso e del presidente del Vicenza Stefano Rosso, in ricordo di Paolo Rossi.

Renzo Rosso: “Stiamo vivendo un momento di profonda tristezza. Saputa la notizia, non riuscivo a crederci e non c’è stato un momento in questa giornata in cui io non abbia pensato a lui. Tutti noi lo abbiamo conosciuto e tutti noi abbiamo potuto vedere la sua anima, la sua passione, la sua dignità e il suo avere sempre i piedi per terra. Mancherà molto, ci mancherà molto, in primis alla sua famiglia, a tutta la società LR Vicenza, al mondo sportivo, a tutti i tifosi e in particolare alla Curva Sud”.

Stefano Rosso: “In un anno e in un periodo molto difficile per i colori biancorossi perdiamo un pezzo della storia di questo club e del calcio italiano. Sono molto dispiaciuto e rattristato per la scomparsa di Paolo. Non era solo un grande calciatore, ma anche un uomo di valori incredibili. Per me è stato un onore essere Presidente al suo fianco all’interno della nostra compagine societaria e poter passare del tempo con lui. Ci stringiamo attorno alla sua famiglia, a tutti i tifosi biancorossi e ai tifosi di calcio in genere, perché oggi se ne va un pezzo della nostra storia sportiva”.

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