ANIF: i centri sportivi italiani rischiano il collasso. Finora persi oltre 4 miliardi

L’Associazione Nazionale Impianti Fitness e Sport (ANIF) suona l’allarme: i centri sportivi italiani rischiano il collasso. A causa dell’emergenza sanitaria di Coronavirus Covid-19, la perdita di flusso economico stimata, ad oggi, è di circa 4 miliardi e mezzo di euro. Per l’associazione i decreti con i sussidi sono indispensabili ma purtroppo insufficienti. Oltre ai Decreti Ristori per avere regole di gestione sicura occorre intervenire con la Riforma dello Sport e la Finanziaria 2020/2021

Giampaolo Duregon, presidente di ANIF, ha dichiarato: “Abbiamo fortemente lottato per tenere aperti i centri sportivi, avendo dimostrato che all’interno delle strutture l’incidenza di positività al Covid è al di sotto dell’1 per mille. Purtroppo invece, il 25 ottobre è stata imposta una seconda chiusura (dopo i 3 mesi di lockdown in primavera) e siamo nuovamente piombati in una situazione estremamente difficile. Il 21 novembre abbiamo invitato gli operatori a partecipare al nostro evento: il Convegno Nazionale che ANIF organizza tutti gli anni durante il Congresso ForumClub”.

Secondo l’ANIF i centri sportivi però sono in grande difficoltà perché le quote a fondo perduto, seppur raddoppiate, sono comunque troppo basse per permettere una ripresa sostenibile e ipotizzare uno scenario futuro. Basti pensare che il flusso economico mensile medio in un centro sportivo oscilla tra i 40 mila e i 200 mila euro e più (a seconda delle dimensioni della struttura stessa e dal tipo di offerta/attrezzature di cui il centro è dotato) e, considerando che nei mesi passati sono stati erogati fondi tra i 2 mila e i 4 mila euro, seppur oggi raddoppiati, rimangono evidentemente insufficienti per coprire il mancato flusso economico, indispensabile per pagare le spese.

Il fondo perduto ha coperto una percentuale inferiore al 4 per cento, ecco perché i centri sportivi stanno vivendo una situazione molto precaria e rischiano di non poter riaprire più e va considerato che quasi tutte le entrate servono a pagare le spese. Secondo Duregon è fondamentale che la nuova Riforma dello sport, attesa da anni, non aggravi ulteriormente la situazione, già estremamente fragile. Per l’ANIF la riforma deve contenere tutte le attuali agevolazioni utili per una ripresa concreta e, nell’eventualità della pur necessaria contribuzione sui contratti di compenso sportivo ed amministrativo, deve essere assorbita in gran parte attraverso l’esonero. Anche la Finanziaria 2020/2021 è uno strumento utile a tal proposito.

L’associazione attende provvedimenti tesi a favorire la crescita dei 100 mila centri sportivi presenti sul territorio italiano. In questi mesi ANIF ha presentato diverse proposte sia per la Riforma che per la Finanziaria finalizzati ad abbattere gran parte degli oneri per i contributi e a ribadire con la certezza applicativa le agevolazioni che già esistono per il settore. Inoltre occorrerà che gli oneri previdenziali così agevolati vengano anche spostati avanti nel tempo, non prima del 2022, per permettere all’intero comparto di riprendersi dall’enorme crisi finanziaria dovuta alla protratta chiusura e alla situazione di emergenza da Covid-19.

Per l’ANIF è doveroso sottolineare che i centri sportivi sono tra i luoghi con più basso rischio di contagio proprio grazie ad un atteggiamento scrupoloso e coscienzioso, tipico degli sportivi che, notoriamente, sono abituati a seguire le regole e avere un sano stile di vita. Un atteggiamento che hanno avuto anche tutti i titolari nell’adeguarsi coscienziosamente ai protocolli di sicurezza anti-Covid.

Il settore va aiutato oltre ogni valutazione economica e numerica, perché, sebbene conti più di 100mila impianti sportivi, frequentati da 20 milioni di italiani e dia lavoro ad 1 milione di persone, ancora più importante è il ruolo sociale che riveste nell’avviamento allo sport dei giovani, la prevenzione delle patologie più diffuse: cardiopatie, deficit respiratori, diabete ed altre malattie croniche, abbattendo la spesa pubblica per la salute.

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